Contrariamente a quanto auspicato dal barone De Coubertin, le Olimpiadi non impedirono le guerre.
I Giochi del 1916 furono cancellati a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e lo stesso avvenne per i Giochi del 1940 e del 1944, a causa della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre i vincitori della prima guerra mondiale impedirono alle nazioni sconfitte di partecipare alle Olimpiadi del 1920. La stessa cosa purtroppo accadde anche nei Giochi del 1948, cioè tutte le nazioni che persero la seconda guerra mondiale non poterono partecipare ai Giochi di Londra, tranne l’Italia alla quale venne riconosciuta l’attenuante di aver dichiarato guerra all’invasore tedesco dopo l’armistizio del 1943.
La politica purtroppo interferì sullo svolgimento dei Giochi anche in altre occasioni. Le Olimpiadi del 1936 a Berlino furono infatti utilizzate da Hitler come uno strumento di propaganda del Partito Nazista Tedesco. Fu proprio in quelle Olimpiadi che Luz Long aiutò Jesse Owens (un’atleta di colore) a vincere il salto in lungo, nonostante fosse un suo avversario dando vita a un gesto considerato da molti un esempio di “vero spirito olimpico”. L’URSS non prese parte ai Giochi Olimpici fino alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 alle quali invece decise di partecipare per allentare le tensioni della guerra fredda. Paesi Bassi, Spagna e Svizzera rifiutarono di partecipare alle Olimpiadi del 1956 in segno di protesta per la repressione della rivolta ungherese da parte sovietica; la Crisi di Suez spinse invece Cambogia, Egitto,Iraq e Libano a boicottare quegli stessi giochi.
Un incidente politico si ebbe anche nei Giochi di Città del Messico del 1968 in cui due atleti afroamericani eseguirono il saluto delle Pantere Nere durante l’esecuzione dell’inno statunitense alla cerimonia di premiazione dei 200 metri per denunciare il razzismo contro gli afroamericani negli USA.
I paesi africani boicottarono le Olimpiadi del 1976 per protestare contro la tournée in Sudafrica, in pieno regime di apartheid, della nazionale neozelandese di rugby; ai Giochi di Mosca del 1980 furono invece gli USA con altri paesi occidentali a rifiutarsi di partecipare a causa dell’invasione sovietica dell’Afghanistan; per reazione i sovietici e i loro partner del blocco orientale boicottarono i successivi Giochi di Los Angeles del 1984.
Si deve poi sottolineare il fatto che la tradizione della Tregua Olimpica, nata nell’Antica Grecia per impedire che le manifestazioni sportive venissero interrotte o disturbate, è stata riproposta a partire dai Giochi di Barcellona del 1992; in quell’anno l’Europa era scossa dalla guerra in Jugoslavia e l’appello del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) permise agli atleti di quel paese di gareggiare.
Da allora il CIO, in occasione di ogni olimpiade, supportata dall’ONU, chiede ufficialmente alla comunità internazionale di osservare la tregua olimpica.
Il Comitato Olimpico si è sempre impegnato a far rivivere l’antico concetto di Tregua Olimpica, sia per tutelare gli atleti e lo sport in generale, che per incoraggiare la promozione della pace e la soluzione diplomatica dei conflitti nel mondo. Per questo stesso motivo l’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) nel 1993 istituì ufficialmente la Tregua Olimpica (o le 100 Giornate di Pace) per tutte le edizioni estive e invernali delle Olimpiadi.
L’ultimo appello ufficiale a questo proposito è stato presentato a marzo di quest’anno dall’ambasciatore del CIO all’interno dell’ONU in vista dei prossimi Giochi di Rio 2016; nella stessa occasione il presidente del CONI, Giovanni Malagoni dice: “Siamo l’unico settore che mette tutti d’accordo, perché lo sport è uno strumento che unisce oltre ogni barriera, c’è un filo che ci lega, c’è la storia che insegna come si siano superate tante storie di diversità, con un significato più bello di quello delle medaglie. Dobbiamo alimentare queste tematiche, tenerle vive“.
E ancora: “Pretendere di fermare tutte le guerre nel mondo per tre settimane può sembrare un’utopia ma è l’unica soluzione per sperare di vedere in un futuro non troppo lontano gli scontri tra le nazioni limitati al mondo dello sport“.
L’idea di uguaglianza, di libertà si fa sentire anche nei Giochi; sono da sottolineare a tale proposito le Olimpiadi di Amsterdam del 1928 alle quali furono ammesse ufficialmente anche le donne per partecipare alle gare di atletica leggera e quelle del 1932 a Los Angeles che videro per la prima volta gareggiare atleti di colore.